Disertrici.
Neanche più mi fate schifo, neanche più mi fate pena, neanche più mi fate niente: tu con le tue foto al gatto e ai cani, le tue sole compagnie durature, vittime mansuete delle tue isterie, sempre pronte a catturare la tua attenzione con le loro necessità biologiche, le uniche che tu sia mai riuscita a soddisfare. Starai con le tue bestie, entusiaste allo stesso modo quando metti e quando togli il guinzaglio, incapaci di giudicare - una mancanza perfettamente in sintonia con la tua incapacità di farti valutare per quel che sei, dato che la sproporzione fra le tue ambizioni e la tua mediocrità ti hanno sempre presentata ai miei occhi per ciò che *non* sei; e tu invece, tu con la tua incapacità di perseguire un obiettivo fino in fondo, ragazza destinata al fallimento tramite la mancata vittoria per rinuncia di mille attività, hai retto l'università per tre anni e andrai a fare altro, come hai retto l'amore per tre anni e sei andata a farti un altro, evitando sempre il momento della resa dei conti, evitando ogni valutazione sincera, evitando ogni silenzio perchè in quel silenzio avresti sentito il più sincero giudizio sulla tua vacuità. Vi ho amato per ciò che non mi avete dato, perchè se nella vita non si riceve niente almeno ho avuto qualcuno cui rivolgermi per affezionarmi alla mano che mi porgeva questo nulla. Abiette obiettrici di coscienza di una guerra che non c'è mai stata, quella fra le vostre realtà depositate sul fondo e i vostri desideri galleggianti in superficie, così lontani che ormai sono evaporati. Disertrici, vili, furtive e fuggiasche dalle vostre autenticità, arriverete ad arrendervi anche poco prima della morte perchè semplicemente non sarà più vita la vostra: saranno parole saranno sillabe saranno suoni saranno soffi sarà il vento sarà aria sarà il vuoto sarà il niente. Come è vero che neanche più mi fate niente.
Me ne andrò da tutto questo, dai suoni e dai rumori del giardino, della pioggia sul tetto appena sopra il nostro quarto piano, il flauto della colombiana, "la voce" come la chiamavi tu quando sentivi quella dolce del vicino, il rubinetto dietro questa parete, e la tosse, a qualsiasi ora della notte, la tosse che ci svegliava entrambi, la tosse che rieccheggiava nel lavandino, il frizzare dell'acqua bollente sul metallo della pentola per le tue innumerevoli tisane durante la notte più profonda, i blister delle medicine a qualsiasi ora, la nausea, il pianto strozzato, le parole che
non smetterò mai di odiare. mi basta vedere la tua foto, lercio traditore, per trasformarmi in sdegno, rabbia e collera. posso anche dimenticare la causa, ma ti salterò addosso, sfregerò il tuo sguardo con il mio, strapperò i tuoi denti con i miei, spezzerò le tue unghie con le mie.
quando il tuo corpo sarà a brandelli, solo allora sarai diventato uguale me.
ti ho sempre tenuto alcuni minuscoli segreti, per conservarli qualunque cosa sarebbe successa. poi ho perso te, poi ho perso quelli. la sconfitta avanza in modo marziale, e la sentenza su ciò che credi di aver salvato è solo rimandata. è questione di tempo: non morirai solamente tu, morirà anche il tuo ricordo.
Esiste una maniera più delicata di scomparire completamente, che è continuare a esistere, non è neanche tacere, è continuare a parlare ogni tanto, che nessuno se ne accorge e tu puoi smettere di esistere, smettere di crederci, stare nella tua testa, lontano da ognuno. L'assenza è nella presenza. La routine è la morte più profonda, e fintanto che tutti avranno l'illusione della tua esistenza potrai veramente morire.
Come dio.
Come dio.
Iscriviti a:
Post (Atom)

